
Coadiuvante agricolo, nato a Mornese, Alessandria, il 25 luglio 1923, di Pietro, celibe.
Alla cattura residente a Mornese.
Arrestato a Bosio il 6 aprile 1944 nell’ambito del Rastrellamento della Benedicta.
Giunge a Mauthausen il 16 aprile 1944; autorità preposta al trasporto Sipo di Milano.
Primo numero di matricola 63737; mestiere dichiarato in KL contadino; classificato con la categoria Schutz.
Trasferito a Gusen (Mauthausen) il 18 maggio 1944; successivamente verrà mandato a Mauthausen il 15 marzo 1945.
Deceduto a Mauthausen il 16 marzo 1945.
Fonte: D’amico, Mantelli, Villari, I ribelli della Benedicta, percorsi, profili, biografie dei caduti e dei deportati, Archetipo libri 2011.
“Chi sono loro?
Loro sono Augusto Francesco Gastaldo e Giacomo Pietro Gastaldo, barbaramente declassati rispettivamente ai numeri di matricola 63737 e 63738.
Nati nel 1923 e 1925, da Pietro Gastaldo e Maria Pestarino, a Mornese in via chiesa 41 (l’attuale 53).
Occhi chiari, capelli biondi, alti 1.63 m. Augusto e 1.65 m. Giacomo.
In paese erano conosciuti come “Gustino” e “Giacumino”.
Il primo contadino, il secondo sarto.
Brillanti e curiosi.
Riservati e non troppo loquaci.
Ragazzi giovani, con tanta voglia di vita.
L’11 aprile 1944, in seguito a pressioni da molteplici autorità paesane, si consegnano in mano ai fascisti.
Trasportati in caserma a Novi Ligure il giorno seguente, fanno poi tappa a Bergamo, Brescia, Verona e Trento.
La condotta ferroviaria passa quindi il Brennero, entra in Austria, arrivando infine a Mauthausen.
Gli atti originali di registrazione del campo di concentramento, scritti dai sonderkommando e firmati dagli ufficiali delle SS, riportano le condizioni fisiche dei deportati.
Viso tumefatto, consunti dalla fame e dalle violenze, e privi di otto e uno denti, rispettivamente.
Ritenuti idonei ai lavori forzati, vengono convogliati a Gusen I e Gusen II.
Resistono in vita – incredibilmente – un anno, in condizioni brutali, disumane, alienanti ed indescrivibili.
Hanno perso il diritto di crescere, divertirsi, sposarsi, lavorare, avere figli, l’anno successivo.
Sono morti, nella primavera del 1945, all’età di 22 e 20 anni.
Poche settimane prima dalla liberazione del campo di Mauthausen (5 maggio 1945), da parte delle truppe alleate.
Di loro, oggi, ci è rimasto poco.
Un paio di lettere, qualche documento, due foto, due pietre d’inciampo.
Agostino e Giacomino erano i miei zii.
Mai conosciuti ma sempre ricordati.
Non è un impegno, ma un obbligo.
Per me e spero anche per i miei figli.
Fonte foto e testo: Eugenio Gastaldo