Due partigiani “Cameja” e “Brontolo”, uno garibaldino e l’altro autonomo, raccontano la loro esperienza alla Benedicta esprimendo due punti di vista diversi sull’evento. Il primo sfugge al Rastrellamento sfondando verso la Valle Stura e poi Olbicella, l’altro vive le ore drammatiche della Tana del Lupo, ma riesce ad andarsene con alcuni compagni prima che li scoprano i tedeschi. Intorno il coro delle donne di Capanne, testimoni e protagoniste (nel caso di Anna) dei tragici fatti della Pasqua del ’44, che ricostruiscono con grande pathos il susseguirsi frenetico degli avvenimenti. Il tutto pervaso da un profondo senso di pietas cristiana che accomuna idealmente la passione di Cristo e quella partigiana.