L’Associazione Memoria della Benedicta presenta in anteprima, il 30 ottobre ad Alessandria, nell’ambito della terza edizione dell’Ottobre Alessandrino, il documentario “Un prete”, dedicato a don Giampiero Armano, sacerdote, insegnante e figura centrale nella storia dell’Associazione, di cui fu presidente. Scritto e diretto da Maurizio Orlandi, il film ripercorre il cammino umano, spirituale e civile di un uomo che ha dedicato gran parte della propria vita all’impegno rivolto verso il prossimo.
Attraverso testimonianze, fotografie e materiali d’archivio, il documentario restituisce il ritratto di una personalità capace di intrecciare fede, cultura e impegno civile, facendo della memoria non soltanto una ricerca sul passato, ma una responsabilità verso le nuove generazioni. Un’eredità che continua a vivere nel lavoro dell’Associazione, anche grazie al prezioso patrimonio documentario lasciato da Armano e oggi al centro di nuovi percorsi di ricerca e divulgazione.
A questo link è disponibile il trailer del documentario:
https://www.youtube.com/watch?v=E_6GOUcJAcE&t=2s
Di seguito una dichiarazione del nostro Presidente, Daniele Borioli:
TRA RESISTENZA, FABBRICA E TESTIMONIANZA. UN FILM DI MAURIZIO ORLANDI SULLA FIGURA DI DON GIAMPIERO ARMANO
Perché un film su Don Giampiero Armano? Le ragioni sono molte: si richiamano l’una con l’altra e hanno l’ambizione di fare di questo documento qualcosa di più del semplice ritratto del secondo Presidente dell’Associazione “Memoria della Benedicta”. Secondo Presidente, dopo Andrea Foco, che oltre agli importanti incarichi pubblici ricoperti nel corso della sua vita politica, dell’Associazione fu ideatore e promotore.
Chiamato a proseguire il lavoro di Andrea, Giampiero ha interpretato il proprio ruolo immettendo in esso tutta la ricchezza della sua poliedrica personalità, impegnata nel corso della propria esistenza in molteplici campi: il sacerdozio, l’insegnamento, la costruzione di esperienze comunitarie originali, le attività culturali e di ricerca.
Diversi erano i luoghi in cui si svolgeva il suo impegno: la Comunità di S.Paolo, di cui fu tra i fondatori; l’Associazione “Cultura e Sviluppo”; le chiese dove esercitava la sua funzione sacerdotale; la scuola, in particolare nell’istituto di studi superiori oggi intitolato a Umberto Eco; gli amici di una vita di Spinetta Marengo; e infine le comunità intorno al Tobbio, che custodiscono la memoria “sul campo” dell’eccidio della Benedicta.
Alla quale dedicò un lavoro intenso e originale, di approfondimento e ricerca: anche intorno a questioni complesse e spigolose di quella tragica vicenda partigiana. Fu “Presidente sul campo”: accompagnando scolaresche, raccogliendo testimonianze di prima mano, accumulando un ricca documentazione che oggi, grazie al suo generoso lascito, è proprietà della nostra Associazione, che lo ha posto in deposito presso l’Isral “Carlo Gilardenghi” di Alessandria.
Il miracolo di Giampiero è stato quello di tenere insieme il poliedro della sua vita, lasciandoci in eredità il suo progetto e la ricchezza di una intensa documentazione, sulla quale oggi stiamo fondando, attraverso l’archivio digitale in cui andiamo riordinando e pubblicando i materiali che ci ha lasciato, il tentativo di restituire ai giovani ribelli, massacrati in Appennino nella Settimana Santa del 1944 o deportati e morti al campo di concentramento di Mauthausen e nei vari suoi sotto-campi, il corpo di una biografia.
Lo facciamo come avrebbe fatto lui, sollecitando le comunità dalle quali i giovani partigiani provenivano, le reti familiari e comunitarie a recuperare e metterci a disposizione notizie che, via via restituiamo sul nostro sito, cercando di fare della ricerca storica uno spunto di identità/eredità nella quale le comunità locali possano riconoscersi.
Questo stimolante e importante lavoro si sta ora sviluppando grazie alla sapiente e appassionata opera di Chiara Lombardi e Gianluca Marcon: ma non si sarebbe potuto attivare senza il lascito fondamentale di Giampiero. Così come è stato importante il ruolo svolto da Roberta Cazzulo, nel farsi artefice dei rapporti con il Comune di Alessandria, che ha concorso con noi a finanziare l’opera.
Maurizio Orlandi, infine ma non certo ultimo, vuoi per il suo prezioso rapporto personale con Don Giampiero Armano, oltreché per la sue eccellenti qualità di autore e regista (che si potrà apprezzare anche in un altro film, “Il Direttore”, pure questo proiettato nella rassegna dell’Ottobre Alessandrino), ci pareva la persona giusta cui affidare questo lavoro. E, ora che il lavoro è finito, possiamo dire che avevamo ragione.”
“Un prete” è un documentario scritto e diretto da Maurizio Orlandi, prodotto da Filmika-Opificio delle Immagini e Malfè di Torino, con il sostegno dell’Associazione Memoria della Benedicta e Città di Alessandria.
Il documentario racconta, attraverso testimonianze, filmati di repertorio e fotografie, il percorso spirituale e umano di don Gian Piero Armano. Dagli anni della sua infanzia, profondamente colpita dalle vicende della guerra e della Resistenza nell’Appennino ligure-piemontese, agli studi di teologia e letteratura; dall’esperienza sacerdotale a quella educativa come insegnante nelle scuole di Alessandria. Fino all’ultimo periodo, quello dell’impegno civile profuso, fino agli ultimi dei suoi giorni, per trasmettere alle giovani generazioni il valore più autentico della memoria storica.
Abbiamo chiesto a Maurizio Orlandi di raccontarci qualcosa in merito alla realizzazione di questo documentario:
“Il mio rapporto personale con Don Gian Piero Armano, umano e professionale, inizia circa 20 anni fa, in occasione della presentazione di un mio documentario sullo sterminio degli Zingari ad Auschwitz. Da allora, nasce quella collaborazione autorale che portò, nel corso di quegli anni, alla realizzazione della Trilogia della Benedicta: una serie di documentari sulla Resistenza e la strage dei partigiani nelle valli del Monte Tobbio. Ma, allo stesso tempo, preziosissimo si rivela il suo contributo, in termini di consigli personali e intellettuali ai miei altri lavori cinematografici, come il film sul cancro ( “048”) e sulla condizione degli anziani nella nostra società (“Bambole”). Fino all’ultimo film, quello che Gian Piero volle assolutamente realizzare, concluso pochi mesi prima della sua morte: I ribelli del Roverno).
La realizzazione di un film documentario su una figura così profonda e ricca di umanità e spiritualità, come quella di Gian Piero Armano, è stata un’esperienza professionale complessa, sempre con l’occhio attento ad evitare facili inciampi nell’enfasi e nell’agiografia retorica. La scelta autorale, quindi, è stata quella di raccontare questo personaggio rispettando il suo carattere e la sua personalità, profonda e semplicissima, allo stesso tempo. Il film, quindi, ha cercato di raccontare, attraverso le testimonianze, le immagini e la musica, questa peculiare esperienza umana, civile e religiosa, ancora oggi così profondamente legata a quel territorio dell’Appennino ligure-alessandrino di cui lui ha saputo, in modo efficacissimo, narrarne la storia e trasmettere la memoria alle nuove generazioni.
Il materiale d’archivio, filmico e fotografico, è stato utilizzato, in fase di costruzione del film, non come semplici coperture didascaliche, ma in funzione di una scelta autorale volta a creare nel fruitore un’immersione emozionale nella storia del personaggio Armano e nelle vicende storiche, drammatiche, cui è legato. Partendo da questa premessa, le immagini di repertorio ( In particolare quelle della Fondazione Ansaldo di Genova, dell’Associazione Memoria della Benedicta e dell’Archivio personale di Maurizio Orlandi) sono state utilizzate con l’intento di integrarle con le sequenze tratte dai miei documentari, in cui Gian Piero era autore e, in certi casi, protagonista e narratore.”
Appuntamento il 30 ottobre alle ore 21.00 ad Associazione Cultura e Sviluppo, in piazza De Andrè 76 ad Alessandria.
L’ingresso sarà libero, previa prenotazione su ottobrealessandrino.it
Gli ospiti della serata saranno Maurizio Orlandi (regista), Daniele Borioli (Presidente Associazione Memoria della Benedicta) e Giorgio Barberis (Università del Piemonte Orientale)